“Il QT8 è stato un atto progettuale pionieristico e coraggioso, un esempio di innovazione appoggiato dall’intelligenza di una teoria urbanistica d’avanguardia”.

“Dopo l’esperienza del QT8, la pianificazione urbanisti­ca e le innovazioni tecnologiche applicate all’edilizia sono diventate le tematiche chiave della Triennale du­rante tutti gli anni Cinquanta”. (scritti della Triennale) 


La Triennale di Milano nel 1947, in occasione della sua ottava edi­zione, ha dato vita a un evento completamente innovativo, rispetto alle edizioni precedenti, che superava il limite della semplice espo­sizione temporanea di prototipi abitativi.

 

Biglietto d’ingresso, grafica di Max Huber

 

L’ottava Triennale è entrata direttamente nel tessuto sociale con la realizzazione di un importante progetto, un “quartiere sperimentale modello: il QT8”.

 Il QT8, “quartiere sperimentale pilota”,  è nato dalla necessità di una ricostruzione edilizia postbellica  …e di una costruzione urbanistica… strettamente legata a una costruzione socia­le. (arch. L. Figini). La sua architettura formava uno spazio di libertà collettiva riconquistata e uno spa­zio di libertà personale, in cui esprimere la propria individualità. Urbanistica e architettura dialoga­vano con il sociale e il sociale con il privato.

L’arch. Piero Bottoni, nominato commissario straordinario della Trien­nale, già dal 1945 aveva avviato un Centro Studi, raggruppando in commissioni un corpo di quasi cento tra i migliori architetti e inge­gneri, pittori e tecnici di ogni ramo (Albini, Castelli Ferrieri, Castiglioni, Crippa, De Carlo, Dova, Lingeri, Magistretti, Minoletti, Piccoli, Ponti, Rogers, Sottsass e molti altri).

 

Piero Bottoni, nel suo studio di via Rugabella, davanti al plastico del QT8

L’architetto Piero Bottoni

Negli anni del dopoguerra, l’arch. Piero Bottoni viene nominato com­missario straordinario della Triennale dal Comitato di Liberazione Na­zionale dell’Alta Italia. Bottoni già dal 1945, affrontando il problema della ricostruzione, inizia a lavorare al progetto di un quartiere di edilizia popolare: un progetto pilota, che si è rivelato uno dei migliori risultati in campo archi­tettonico e urbanistico in Italia e all’estero.

Bottoni, nel percorso di la­voro dal ’45 in poi, forma un Centro Studi Triennale e raggruppa in commissio­ni un corpo di quasi cento tra i migliori architetti e in­gegneri, pittori e tecnici di ogni ramo. Fra i tanti ricor­diamo Albini, Castelli Ferrieri, Castiglioni, Cerutti, Crippa, De Carlo, Dova, Lingeri, Magistretti, Minoletti, Pollini,  Piccoli, Ponti, Pucci, Rogers, Tede­schi, Sottsass Zanuso, Zuccoli, e molti altri. 

Dagli scritti di Piero Bottoni

Tutti sanno la storia della periferia di Milano, ritratto di tante altre perife­rie di città moderne, sorte senza programmi e da decenni viventi di una stentata vita nella economia di una società che considera l’abitazione, non un diritto dell’uomo che lavora, ma un affare della iniziativa e della speculazione privata.

Il QT8 è un esempio, nella casistica italiana e per certi aspetti anche straniera, di un quartiere che è libero, anche se solo in parte, dalle co­dificazioni regolamentari che vincolano altri quartieri della città, l’unico che a Milano presenti le condizioni urbanistiche ideali per l’architettura moderna e nel quale è possibile realizzare, e per qualche caso si sono realizzate, opere di estremo interesse.

 

Le tipologie architettoniche, i metodi costruttivi, le soluzioni d’arredo e una nuova felicità della vita per i suoi abitanti

 

 Ingresso della Mostra

 

Gli edifici pubblici

Il progetto originale poneva una grande attenzione alla vita pubblica, alla comunicazione.

Negli anni del dopoguerra il sapere collettivo era sentito fortemente: i drammatici eventi, appena avvenuti, guidavano le capacità dei singoli verso un’unità partecipe dello svantaggio di molti.

Nel centro vitale del quartiere, in prossimità della chiesa, il piano di lavoro prevedeva almeno una piazza circondata da portici, il centro so­ciale, la scuola, gli asili, il club dei ragazzi, gruppi di negozi, il mercato comunale, un teatro, la banca, la posta, i centri sportivi, il laghetto con il circolo dei pescatori, insomma le parti indispensabili di un tessuto sociale completo.

...Il QT8 è il solo quartiere di Milano in cui siano stati realizzati prototipi di architettura straniera (Belgio e Finlandia), (Amaury).

Il progetto originale risulta incompiuto: si sente l’assenza della Casa collettiva, la Casa Giardino e la Casa a piccoli alloggi, che Gio Ponti voleva destinare “agli artisti e particolarmente agli studenti di architettu­ra”. (scritti della Triennale) …La solidarietà corporativa degli interessi è prevalsa sulla solidarietà nazionale. (Piero Bottoni)

Case, servizi, edifici pubblici e gli elementi naturalistici

L’urbanistica e l’architettura al QT8 sono strettamente legate in un progetto di qualità ambientale, dove luce e spazi verdi entrano armonicamente a far parte dei diversi modelli edilizi, in un paesaggio di vivibilità individuale e collettiva. Scultura e decorazione si integrano alla re­sidenza urbana.

La scultura all’aria aperta, entro le zone verdi e le decora­zioni murali di ceramica a colori furono realizzate al QT8, esempio unico a Milano e in Italia di collaborazione sul piano urbanistico-edile fra artisti decoratori ed architetti. (Bottoni)

 

Casa Collettiva (Bottoni) incompiuta

Una dimensione architettonica sperimentale, un modo di abitare che, pur rispettando libertà e tipicità individuali, offriva qualcosa di più dell’inti­mità, consentendo una valida comunicazione tra individui, famiglie e società. Era anche prevista una centralizzazione dei servizi, per sempli­ficare la vita della donna e facilitare una sua maggiore partecipazione al vissuto sociale.

 

La Chiesa dedicata a Maria Nascente (Magistretti, Tedeschi) 1947

La chiesa, a pianta circolare, il cui progetto fu vincitore di un concorso della 8° Triennale (1947) veramente “sperimentale” per la planimetria e la volumetria e persino, si dice, per l’interpretazione della liturgia. (Bottoni)

Struttura in cemento armato, d’avanguardia per l’epoca, sostenuta solo dai muri e dai pilastri perimetrali. Mattoni a vista, retaggio della tradizione nelle chiese lombarde. Un portico accompagna all’ingresso e al battistero, sempre di forma circolare, ma di ridotte dimensioni per valorizzare l’intimità del rito. Il matroneo è circondato da un muro di mattoni a nido d’ape.

 

La Scuola Elementare (Arrighetti) 1954

Ai piedi del Monte Stella ha sede la scuola elementare, costruzione an­cora oggi moderna, luminosa, con aule che si aprono sul verde per lo svolgimento della didattica a cielo aperto. Al corpo centrale, che acco­glie servizi come direzione, segreteria e palestra, si collegano due strut­ture laterali con le classi, in cui ancora si trovano arredi originali.

 

Il Villaggio della Madre e del Fanciullo (Mella, Scarzella, figlio della fondatrice) 1956

Importante struttura, di grande valore sociale nell’ambito materno-infan­tile, nata per volontà di E. Scarzella Mazzocchi a tutela dei diritti della maternità e della prima infanzia. Dapprima furono ricoverate le madri di ritorno dai campi di concentramento con i loro bimbi, in seguito il lavoro si rivolse alle madri nubili, rifiutate dalla propria famiglia. Elda Scarzella ha dato centralità alla donna in quanto madre: un significato sociale alla maternità.

L’architettura ben integrata nel verde, arricchita da quinte discrete di mattoni, a difesa della riservatezza, che formano un pregevole gioco decorativo, elemento ricorrente negli edifici del QT8. Sculture e rilievi in ceramica di Arnaldo Pomodoro e di Bobo Piccoli.

La Triennale di Milano, con il Ministero dell’assistenza Post Bellica, ha bandito nel 1946 un concorso fra architetti e ingegneri per progetti di casette destinate ai reduci.

E’ stato il primo nucleo abitativo realizzato al QT8, per dare una risposta immediata all’esigenza casa del dopoguer­ra. Le case erano di tipo isolato con due alloggi abbinati, o a schiera. I modelli furono variamente utilizzati nella ricostruzione italiana. Paralle­lamete crescevano gli altri nuclei abitativi.

Casette per reduci (Bottoni) 1950, (Villa) 1947

Casette prefabbricate per i senzatetto (Bottoni) 1954

Casette per i senzatetto (Arrighetti) 1954

Case a schiera binate a 4 letti (Menghi, Zanuso) 1947

Case a schiera binate a 6 letti (Cerutti, Gandolfi, Putelli, Viganò) 1947

Case a schiera (Villa) 1947

Case a schiera (Magistretti, Tedeschi) 1947

 

Nuovi Sistemi di prefabbricazione

Il Ministero dei lavori Pubblici, a partire dal 1946, ha finanziato un pro­getto per case con sistemi prefabbricazione e industrializzazione edili­zia. Gli edifici, di vari sistemi industriali, sono stati progettati con la col­laborazione di importanti architetti e ingegneri. (Bottoni, Cerutti, Putelli, Mucchi, Terzaghi, Gentili Tedeschi, Adorno, Rogers e altri). La prefabbri­cazione aveva dato validi risultati estetici e strutturali.

 

Il Padiglione per Mostre e il Campo Giochi (Bottoni) 1951

Una piccola struttura a base circolare era la sede per mostre; di fianco, ma costruito in un secondo tempo, l’edificio dedicato al centro sociale e biblioteca. I due volumi sono inseriti tra il campo di giochi e l’ingresso, in cui ancora oggi troviamo una scultura, che lo stesso Bottoni scoprì, insieme ad altre statue destinate al Monte Stella, negli scantinati della Triennale.

É sorto al QT8 il primo campo di gioco per ragazzi di Milano, campo che fu, fra l’altro, il propulsore della iniziativa degli altri campi di gioco cittadini. (Bottoni)

 

Palazzo Ina-casa a 11 piani (Lingeri, Zuccoli) 1951

Questo edificio, di appartamenti a riscatto, orien­tato sull’asse eliotermico, è dotato di un grande sfogo di verde. La struttura, a scala esterna, acce­de alle singole abitazioni da un ballatoio, sfalsato in altezza a difesa del privato domestico. All’inter­no, durante il periodo della mostra, l’esposizione di soluzioni di arredamento che completavano il valore degli appartamenti, dotati anche di lumino­si soggiorni passanti. Nell’atrio i mosaici decorativi, elemento ricorrente nel progetto, che ancora oggi si possono vedere. In questa casa era previsto un asilo nido.

 

I Negozi (Bottoni) 1951

Un unico corpo per sette negozi identici, ma indipendenti; al piano superiore le abitazioni dei negozianti. Sul retro un accesso comune e mosaici sui grandi parapetti dei balconi, diversamente colorati per ogni unità.

 

Domus Julia Dalmatica (Camus) 1953

Costruita dalla Cooperativa per i giuliani, esuli dalle loro città nel primo dopoguerra.

 

Ostello della Gioventù (Ghidini, Mozzoni, Vermi)

Conosciuto dai giovani viaggiatori di tutto il mondo, questo edificio è suddiviso parallelamente in tre zone: servizi e gestione, giorno e notte. Bella struttura, sulla facciata ritroviamo gli elementi di quinta di mattoni a nido d’ape.

 

La casa Incis (Bottoni) 1953

Palazzo a nove piani, ai confini del quartiere, studiato con ampi spazi collettivi, un asilo nido, e la previsione di giardini pensili sulle ampie balconate d’accesso dei piani. Notevole il gioco di colori dei pannelli traforati che schermano i balconi: un volo di farfalle.

 

Casa a pianta stellare (Bottoni) 1953

Un corpo centrale d’accesso si apre sui tre corpi stellari degli apparta­menti, cinque per ogni piano: di cui due corpi sono a doppio alloggio e uno per singola grande abitazione.

 

Il Monte Stella (Bottoni)

“Il monte Stella è una grande architettura”, sosteneva Aldo Rossi, “e come tutte le grandi architetture continua nel tempo ad aiutare gli esseri umani ad abitare il mondo”. Un’architettura del paesaggio su cui Bottoni aveva sistemato le statue in pietra gallina, trovate in Triennale, per portare l’arte tra la gente.

Bottoni chiamò il monte Stella, come la moglie amata.

La collina progettata, altro elemento unico nel genere nel piano urbanistico dei quartieri residenziali, una solu­zione del problema spaziale e panoramico dei quartieri di pianura, che fa scuola nelle sistemazioni verdi di altre zone cittadine. Al Parco Lambro, per esempio, già piatta campagna nel progetto originale, la sistemazione recen­te ha attuato movimenti di terra vastissimi e ondulazio­ni dei prati che conferiscono al Parco aspetti pittoreschi. L’influenza della collina è sensibile anche nelle altre si­stemazioni a verde cittadine. (Bottoni)

 

 


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